pallonate all'inguine

Negritudine alè – Vol.1

5 ottobre 2009 · 2 commenti

In questi ultimi giorni uno dei miei carissimi e affezionatissimi lettori ha posto una questione importante, cioè quella quella che riguarda la frustrazione. E di conseguenza la pratica assai diffusa del rosicare.
Come ben sappiamo, ogni persona a cui non piace quello che piace a noi rosica pesantemente. C’ha probblèmi, insomma. L’autostima, l’accettazione, quelle cose lì. Vorrebbe essere quello che critica. Ecco, riguardo a quest’ultimo punto ci sarebbe qualcosa da dire. Non tanto per il fatto palese che non vorrei mai essere un energumeno puzzolente che si esprime in dialetto (per quanto questo possa a qualche occhio apparire stupefacente), quanto piuttosto per il fatto che a un sacco di gente (la maggioranza di solito) piace un sacco di roba brutta (la minoranza, forse, se dio vuole). Quindi insomma, bene o male chiunque rosica. A meno che non vi piaccia qualunque cosa. E a questo punto vorrebbe anche dire che vi piacciono i Negramaro. E voglio vedere chi è quello che mi dice che rosico perchè vorrei essere un negroamaro. Ah! Burrrned.

 

Ma qui in realtà entriamo nel vivo, perchè parliamo di rosicare vero e rosicare puro. Per quel che vorrei davvero essere è un nigga, amaro o meno, non lo so, ma nigga sicuramente.
Questo perchè da un paio di giorni nelle mie orecchie gira incessantemente “Nuclear Evolution: The Age Of Love” dei Sa-Ra Creative Partners. Oh! Finalmente si parla di musica bella!
Il disco in questione, dotato di una copertina sparaflashante rosea, altro non è che un lunghissimo flusso continuo di negritudine, futuribilità, groovosità e ficaggine. Come se miscelassimo insieme tutta la roba black bella prodotta negli ultimi tot anni (trenta? quaranta? centoquattordici?) e la ascoltassimo con l’occhio che tende verso il futuro. Sly & The Family Stone, per dire, ma pure Funkadelic e pure, boh, Prince? Madlib? Erykah Badu? Tutto.
Roba lunga eh. Roba che dura più di un’ora. Roba piena di nigga infoiati ma tranquilli lì, sul divano, pronti a sciorinarvi tutta la sensualità possibile. Un disco lascivo, sì. Un disco fatto PE SCOPA’. Sì. Un disco che dei bianchi, bianchi, bianchi, come me che son pallido come la morte, non faranno mai.

Ecco che qui davvero si rosica. Questo vorremmo essere: i Sa-Ra. Una macchina del tempo che funziona a basso, ritmo e tendenze pornomani, sparata verso il futuro con una classe vera e rara. Questa è vera frustrazione. Questo è vero godimento. Altro che cazzate da turisti.
Ah ovviamente disco dell’anno.

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I GRANDI RITORNI: 99Posse

30 agosto 2009 · 9 commenti

Volevo scrivere due parole a proposito della notizia più importante dell’anno e forse della mia intera vita, ma poi sono stato distratto da un flash dotato di un livello di interesse talmente basso che valeva la pena mettere tutto da parte ed inaugurare la rubrica de “I GRANDI RITORNI”. Insomma, attenzione, signore e signori perchè… sono tornati… i…. 99POSSE!!

E sta gran fava?

Ho riflettutto nel giro di due secondi (cioè il tempo massimo che posso dedicare al parto di una riflessione) sul fatto che almeno quattro, magari cinque, addirittura sei se mi va male, fra i miei amici potrebbero accogliere la notizia con reazioni calorose ed esaltazione al grido di “Figata!! Bisogna andarli a vedere!!”.
Perchè? Per quale motivo accade ciò? Perchè oggi, vicinissimi al 2010, si può ancora assistere a scene di questo tipo?
Fondamentalmente il trucco sta tutto nelle affusolate dita di quella silfide di Luca Persico detto O Zulù, e le risposte direi che sono tre:

1) fra gli urgentissimi temi trattati c’è il farsi le canne e/o comunque dicono robe molto contro e anti-establishment tipo “legalizzala”. Una figata vera. Si prospettano poi altri colpi durissimi con cose tipo “Vaffanculo Berlusconi” o “Bruciamo il Vaticano” che faranno tremare un sacco di gente importante. Comunque “legalizzala” avrà la meglio su tutto, che è sempre di bruciante attualità.

2) sono apertamente di sinistra, quindi “massimo rispetto”. Peccato però che ciccio pasticcio sia uno di quelli che con la sinistra al massimo piglia il sasso da tirare alla vetrina ed istigare qualche altra testa di cazzo passamontagnata. Poi vabè ormai c’ha un’età, quindi i sassi li lascerà tirare ai suoi amici mentre lui sta a casa a contare i soldi. Usando anche la destra ovviamente.

3) cantano in terone. E si sa che se c’è qualcuno che canta in terone si ritrova automaticamente libero di produrre la musica peggiore del mondo nei modi peggiori nel mondo che tanto comunque sostegno assoluto perchè oh uè il mare la terra il sole il salento e simm’e napule paesà. Ora, lo so che il Salento è da un’altra parte, ma non importa. Il Salento ormai è un concetto astratto che si diffonde ovunque. Peggio del capitalismo. Voi sappiate che tutto il sud, tipo dalla Campania in giù, è tutto Salento.

Per questo i 99Posse faranno una qualche sorta di botto. Singoli zero, perchè figurati Meg ormai sta da un’altra parte, lei e la sua versione electrostronza di una Bjork intossicata dalle cozze (del Salento). Però ai concerti pienoni assicurati (di gente ignara del fatto che non ci sarà nessuno a cantare “quello chèèèè sei pèèèr mèèèè” se non al massimo una corista raccattata in Piazza Vetra).
E voi pensate che lo facciano perchè dotati di un marchio che comunque sia richiamerà un sacco di gente. Per calcolo. Perchè la carriera solista o come vogliamo chiamarla di Zulù l’ha rinnegata persino il suo parente più stretto. E invece no. Loro sono qui perchè hanno qualcosa da dire. Sono qui per rompere i culi. E non è che lo dico io, o chi li ha ascoltati o chi li segue. No. Lo dicono loro stessi:

“Di conseguenza per i gruppi cosiddetti indipendenti, quelli che privilegiano tematiche sociali e politiche nella propria produzione musicale, è diventato molto più difficile emergere e arrivare al grande pubblico. Per questo il ritorno della 99 Posse assume i caratteri di una scommessa, di un azzardo che si auspica proficuo, quello di un gruppo che canterà canzoni scomode senza giri di parole, testando anche i livelli di tolleranza nell’Italia dei nostri giorni, per riprendersi il posto che merita nella scena musicale nazionale.”

Insomma, lo zulù non scherza un cazzo.
Paura vera.
Non tanto per le canzoni “scomode senza giri di parole” (che qualcosa mi dice che non avrei comunque capito), quanto per la volontà di testare i nostri livelli di tolleranza. Ecco, mi sa che quelli li abbatteranno eccome.

Passami le sneakers, valà.

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Il nuovo singolo dei Pearl Jam fa schifo, ma…

9 agosto 2009 · 1 commento

Il nuovo disco dei Pearl Jam uscirà il 20 settembre, si chiamerà Backspacer e sfoggerà una delle candidate alla peggior copertina dell’anno. Questa cosa orenda che vedete qui di fianco.
Il primo singolo estratto, da qualche giorno ascoltabile liberamente dove caspita vi pare, si chiama The Fixer ed nè più nè meno che una schifezza. Ci ho provato, l’ho ascoltato, l’ho riascoltato, l’ho ririascoltato, ma dopo un po’ basta. Non ce la si fa. Neanche il fatto che il video sarà girato da Cameron Crowe potrà salvarla. Dal primo istante in cui parte la chitarrina innocua e Vedder ci pianta un yeahyeahyeah gratuito, in me c’è solo imbarazzo. E un po’ di tristezza.

Già il precedente Avocado, comprato con un sacco di fiducia e lasciato subito lì a prender altrettanta polvere, aveva lasciato l’amarissimo in bocca, sebbene qualche melodia in testa ai tempi si era infilata. Abbastanza per godere di un concerto strepitoso in quel del Forum d’Assago. Roba da lacrime vere, nessun dubbio su questo. Ma intanto il disco rimaneva lì a invecchiare in silenzio.
Ora questa The Fixer proprio insiste nel voler impiantare nella mia testa l’idea che non ci sia più nulla da fare. L’aspettativa per il disco scende sotto i minimi storici che si pensava di aver già toccato. Avocado era inutile e ok. Ma date le premesse questo Backspacer potrebbe essere proprio BRUTTO.
Roba da dimenticarsi perchè siamo qui a parlarne.

Un perchè che invece mi sono ricordato giusto uno o due giorni fa, quando ho visto la decima puntata della seconda serie di Californication. Sembrava fosse piaciuta a poca gente.. Beh, a me è piaciuta. Anche più della precedente. Ma in fondo chissenefrega.
La decima puntata è quella grunge. Quella che si apre con la morte di Cobain e Heart-Shaped Box. Quella che, soprattutto, si chiude con Nothingman. Il momento preciso, bello, intenso, con il solito David Duchovny in stato di perenne grazia lo potete vedere pigiando qui, ed è uno dei vari momenti in cui capisco come sono finito ad amare i Pearl Jam. Inizialmente è stato per la botta di Go all’inizio di VS. Poi è stato per la registrazione su un bootleg di una Porch da dieci minuti. Poi di nuovo per l’intensità di Faithful, Wishlist e In Hiding. Infine, come se fosse stata l’ultima volta, una sera che tornando a casa da scuola guida mi infilo le cuffiette, cammino tranquillissimo per una Rozzano al buio totale, mentre la gente è occupata a cenare. Arriva Nothingman e nel momento esatto in Vedder butta fuori “into the sun”, per puro e contraddittorio caso, alzo lo sguardo e vedo la luna. E me ne sto lì per un bel po’ fermo a fissarla col naso per aria. Quasi quasi mi viene da piangere. E avrei dovuto farlo in effetti.

Ecco perchè The Fixer è una vera schifezza. Una cosa che mi crea imbarazzo ma che al tempo stesso non mi può scalfire più di tanto. Il nuovo disco farà schifo, lo sappiamo tutti. Starà in fondo ad un sacco di classifiche di fine anno e lo sporta nazionale per qualche giorno diventerà la corsa a chi li demolisce più degli altri.
La verità è che finita la giornata e sputata la necessaria dose di merda su Backspacer, metteremo su Vitalogy e automaticamente di colpo le chiacchere staranno a zero.

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Salvate il soldato Yorke

6 agosto 2009 · 3 commenti

In memoria del veterano Harry Patch, i Radiohead hanno pubblicato un nuovo pezzo intitolato, guarda un po’, “Harry Patch (In Memory Of)”.
Questo

che non è nè più nè meno di uno di quei pezzi che farà impazzire tutti i fan accaniti dei Radiohead e rompera pesantemente i coglioni a tutti gli altri.
Si tratta infatti di un brano orchestrale che andrebbe bene come colonna sonora di “Salvate Il Soldato Ryan” (ma anche “Titanic” a dirla tutta) con sopra il “solito” testo stupendo e a dir poco commovente cantato da una specie di gattino in calore. Thom Yorke, uno dei grandi geni pop degli ultimi, boh, cinquant’anni, butta lì una nenia mortale capace di infiammare allo stesso tempo cuore e gonadi.
Il pezzo secondo me è potenzialmente bello, evocativo più che altro, ma il pensiero che il caro genio storpio si sia svegliato con un possente mal di panza riesce addirittura ad oscurare queste belle parole, che riporto essendo fondamentalmente indecifrabili durante l’ascolto:

I am the only one that got through
The others died where ever they fell
It was an ambush
They came up from all sides
Give your leaders each a gun and then let them fight it out themselves
I’ve seen devils coming up from the ground
I’ve seen hell upon this earth
The next will be chemical but they will never learn.

Tutto è infatti trasformato in una lunga serie di èèèèèèèèè,  seguite da alcune àààààààààà e certe ììììììììì. Ma più che altro èèèèèèèèèèè.
Qualcuno faccia qualcosa. Chiamate un veterinario, non lo so. L’idea che i Radiohead abbiano perso in importanza, ma fortunatamente non troppo in qualità, ci può anche stare da un paio di dischi a questa parte. Ma che le mie orecchie debbano soffrire le pene per colpa del pene di qualcun’altro no. Non si può.

Io comunque ci credo sempre, però Thom, mi raccomando, che di Maestro Pavarotto ce n’è già uno.

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Twilight

5 agosto 2009 · 3 commenti

Non s’è capito bene come, ieri sera sono finito a guardare Twilight. Sapete, il film sul vampiro buono che si innamora dell’umana e di colpo fa impazzire tutti i giovani emo del mondo ma anche Mollica. Come ogni persona dotata di senso civico, l’ho sempre evitato come la peste, ma la mia natura cinefila e masochista ha preso il sopravvento, quindi eccoci qua a raccattare referrer pre-adolescenti da google.

La storia è quella: una tizia pallida e (quindi) figa arriva in un nuovo liceo pieno di cinesi emo e sosia brutti di Michael Cera e si innamora del tenebroso con le sopracciglia tinte che si rivela essere un cosiddetto vampiro vegetariano (come il Conte Dacula) che ricambia il sentimento più che altro perchè ha voglia di cambiare dieta.
Poi non succede niente per circa un’ora, finchè non arriva un cattivissimo vampiro non-vegetariano ben deciso a squartare la giovane e bella (e infatti si chiama appunto Bella) protagonista.
I due vampiri si picchiano e quello buono lo sconfigge a colpi di gel fissante ed effetti speciali brutti.
Nell’ombra c’è però un’altra vampira cattiva che li tiene d’occhio, e da qui ne deriveranno più o meno dodici sequel.

Quello che è passato totalmente inosservato sia ai giovani fessi emo, sia alla cosiddetta critica, è che Twilight è una grande metafora della pubertà. Insomma, il protagonista totalmente glabro e “puro” nel suo essere diamantato, è abituato a stare da solo finchè non incontra lei, che entra in classe e sparge letteralmente ormoni a destra e a manca tramite un ventilatore. A lui subito viene barzotto e preda dell’imbarazzo fugge, per poi accettare di incontrarla nuovamente solo dopo qualche giorno, dopo aver probabilmente chiesto delucidazioni al padre quadricentenario, cadendo però nuovamente preda dell’imbarazzo intimo. Come cercherà poi di spiegarle a voce e dimostrerà concretamente nel momento in cui si tenterà l’agognato approccio sessuale sul di lei letto, tutta la storia si basa sul celebre verso di Elio e le Storie Tese “sento una forza dentro che neanch’io so come”. Il sopraccigliuto è sempre andato a digiuno ma con lei proprio non ce la fa a trattenersi.
Dall’altra parte lei, apatica e tranquillamente circondata da liceali tipici (cioè dei babbazzi), scopre finalmente il clichè della femmina che casca ai piedi dello sconosciuto noioso finto tenebroso che la tratta male ma in fondo quando non ha l’istinto di ucciderla è molto dolce. Tant’è che dopo il primo rigetto subìto, lei comincia a guardarlo mordendosi le labbra come nella migliore commedia sexy con Barbara Bouchet.
Si tratta quindi dell’inizio di una grande parabola sulla scoperta della sessualità.
Ecco quindi giustificato il successo in territori adolescenziali.

Un’altra giustificazione invece può essere il fatto che il film fa schifaccio al cazzaccio e si sa che gli adolescenti ne capiscono quanto una rapa.

Il momento topico del film, fra vari ralenti e velocenti fatti male, è quello in cui la protagonista scivola nel vialetto di casa e sbatte il culo per terra, come da filmato a seguire:

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Recidivo

5 agosto 2009 · 2 commenti

Mi pareva giusto, in un momento di calma piatta estiva, aprire un nuovo blog.
Non un cineblog, nè uno musicale. Non necessariamente.
Un blog che spacchi il culo. Ma anche no.

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